Carlo Sala

ESSENZE COSMICHE

 

“[…] Io non penso all’arte quando lavoro.

Io tento di pensare alla vita.

 

Questa affermazione di Jean-Michel Basquiat – solo all’apparenza scontata – potrebbe ben riferirsi alla pittura di Lisa Perini. Il grande artista americano non voleva certo negare una conoscenza della produzione visiva del proprio tempo o estraniarsi dal contesto culturale che lo circondava. Semmai esprime la volontà secondo la quale una ricerca autoriale deve necessariamente contenere alcuni spunti ed evocazioni esogene alla pittura stessa e ai suoi schemi.

Osservando la produzione di Lisa Perini fin dai primi lavori è stato chiaro come il suo vissuto quotidiano sia la fonte principale di ispirazione per le opere. Nei quadri si possono ritrovare frammenti di vita, immagini tratte dalla realtà, persone e luoghi a lei cari. Nella geografia dell’artista, compaiono le visioni della Chiesa della Salute di Venezia trasposte in modo fluido tra campanili e cupole lievemente ondeggianti; Burano è appena accennata, quasi uscita da un anfratto onirico. Un mondo fatto di oggetti familiari, come la bicicletta del postino o gli strumenti musicali suonati dal fratello.

Date queste premesse, è bene chiarificare che la Perini utilizza un linguaggio tutt’altro che legato al realismo. Pur imprimendo ai suoi quadri una dimensione connessa a soggetti che di partenza sono retinici, tutto viene trasposto in senso visionario. I paesaggi sono rielaborati con una grande carica immaginifica. I ritratti di persone conosciute vanno ben oltre la figurazione dei tratti del visibile. Nelle maternità, l’indicazione della specifica persona diviene quasi superflua, perché l’autrice non si concentra su aspetti meramente realistici ma sul pathos della raffigurazione. Ad essere esaltati sono gli elementi primordiali della narrazione, il valore primigenio della vita e il senso di umanità insito al momento.

Nelle opere il racconto oggettivo è solo un pretesto per una comunicazione diretta di stati interiori, che vengono amplificati in modo netto da pennellate vigorose. Marc Chagall ammoniva che non si deve cominciare dai simboli, ma giungere ad essi. Un processo che la Perini compie partendo dalla quotidianità, per poi attribuirle una variante inventiva. Anche le scene usuali assumono nuove declinazioni, ribaltando parte della percezione ordinaria.

La figurazione è scarna, e la pittrice non bada mai a dettagliare troppo le immagini. Ogni elemento è immerso in un grande ammasso di colore, costituendo la medesima materia che delinea le forme. In questa predominanza del fattore coloristico, spesso è annullato il consueto assetto prospettico, arrivando ad una liberazione dai canoni strutturali della costruzione pittorica.

Viene cercata una libertà espressiva che sfalda il dogmatismo il quale talvolta attanaglia la pittura italiana. Taluni autori odierni vengono condizionati in modo pressante da un passato storico che invece di fungere da stimolo di riflessione, risulta essere un grande corollario di stilemi da riprodurre. Nel caso di Lisa, la sua è una visione staccata dalle congiunture del momento o dai facili mutamenti di trend passeggeri. Siamo di fronte ad una ricerca fondata sull’onestà del sentire, una urgenza personale che si attua attraverso la pittura e la scultura. Proprio in questa volontà di distaccarsi dalla precarietà di seguire il momento, risiede l’aderenza all’oggi della Perini. Un mondo – quello attuale – che è sovraccarico di icone, in cui l’artista non deve essere trainato da quelle già esistenti, così piegando la sua pittura. Bensì deve creare una propria cifra stilistica che si connoti come cammino peculiare e talvolta solitario.

Un personale universo che non vuole essere retto da architetture visive, ma da dilatazioni emotive che necessitano di una maggiore libertà, per dipanarsi in modo compiuto. Il colore è attore principale e veicolo delle sensazioni (mai celate dietro artifizi o reticenze) sempre poste in maniera diretta e decisa. Nonostante la densità interiore delle scene, queste non hanno atteggiamenti di involuzione, bensì “travolgono” il fruitore con la loro forza vitalistica. Lo spettatore non può rimanere inerme all’impatto tonale che emerge dai quadri di Lisa Perini.

Una tratto pittorico che è materia viva e pulsante. Non una semplice inclinazione cromatica, ma vero e proprio turbinio di esperienze emotive di un percorso esistenziale.

 

Carlo Sala

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